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La noria (A ngégnie)


La noria

La tradizione irrigua dell’agricoltura molese è tuttora rappresentata dalla numerosa presenza dei residui delle norie lungo la fascia costiera. Come tutti sanno, questo marchingegno serviva in tempi passati a sollevare l’acqua dalla falda artesiana che scorre abbondante a profondità non eccessive nelle aree vicine al mare.
Il nome dialettale di “ngégnie” già dà un’idea della semplice genialità meccanica della noria, alla quale forniva l’energia un mulo o un asino bendato, che trainando un’asta metteva in moto una ruota dentata alla quale erano collegate due grandi ruote parallele, delle quali, la prima, riceveva la spinta, mentre la seconda muoveva un nastro trasportatore a grandi maglie di ferro munito di secchi.

Tutto era razionale nella noria: i secchi avevano un’apertura a forma di becco di clarino per rovesciare il meno possibile l’acqua in fondo al pozzo prima del punto massimo di sollevamento coincidente con quello di scarico. Compito dei rami secchi, intrecciati nella seconda ruota, era evitare che troppa acqua - così faticosamente sollevata - schizzasse via. Un vero movimento di logica e civiltà contadina!
La noria, quasi certamente, fu introdotta nell’Italia meridionale dagli Arabi quando la dominarono nel periodo compreso fra l’VIII e il IX secolo. La parola è spagnola ma deriva dall’arabo
na¯'u¯ra (secondo il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana) o NA-ARA (lanciare, far zampillare) secondo Wikipedia. La notevole concentrazione di norie nell’agro molese fa pensare subito ad una spiccata attitudine, sin dai tempi antichi, degli agricoltori molesi per l’irrigazione, che non hanno mai abbandonato, se si pensa che appena la tecnologia lo ha concesso hanno saputo utilizzare falde sempre più profonde.
Lo sfruttamento della falda con la noria si basava sul principio del “taglio” dell’acqua superficiale più “dolce” che galleggia su quella salata di mare che si infiltra nel tufo. Essendo in questo caso i ritmi di emungimento inferiori a quelli di arrivo dell’acqua di falda, la noria pescava prevalentemente l’acqua migliore.
Sul finire degli anni cinquanta, il divieto da parte della Protezione degli Animali di utilizzare gli equini per questo lavoro facilitò l’adozione delle moto - e delle elettropompe, che con le loro maggiori portate sollevavano solo acqua salmastra.
Questo fu un duro colpo all’agricoltura della costa che si reggeva sul delicato equilibrio della falda. La conseguenza fu che molte colture non rendevano più come prima per il peggioramento dell’acqua.
Da allora si è assistito ad un abbandono continuo della già difficile agricoltura della costa, che ha dovuto subire altri duri colpi per la maggiore aggressività del mare a causa dell’abbattimento degli alberi e dell’aumentato inquinamento. Della grande attività agricola che si svolgeva intorno alle norie ora non restano che dei ruderi. Non sarebbe interessante ripristinare qualcuna per tramandarla ai posteri prima che sia troppo tardi? Qualche privato ci ha già pensato, ma come ornamento stonato (?) alla “sua” villa.

Funzionamento della Noria

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Grazie a Gigi Rizzo per le immagini del modellino della Noria

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